Ruggiero Sardaro1, Paola Paradies2, Ruggero Giavini3, Anna Lucia Rizzello4, Antonio Picerno5, Piermichele La Sala1
1 Università degli Studi di Foggia
2 Università degli Studi di Bari
3 Consulente tessile
4 Tessitrice professionista
5 Allevatore professionista
Abstract
L’Unione Europea ha avviato dal 2022 una profonda riforma normativa del settore tessile, articolata in un sistema integrato di strumenti regolatori che trasformano la tracciabilità, la certificazione di origine e la sostenibilità ambientale da elementi volontari a requisiti cogenti per l’accesso al mercato europeo. Il presente contributo analizza i principali strumenti del quadro normativo in corso di definizione — la Strategia UE per i Tessili Sostenibili (2022), il Regolamento ESPR (2024/1781), il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP) e la Tassonomia verde europea — esaminandone le implicazioni per la filiera della lana autoctona pugliese. La tesi centrale è che la costruzione di una filiera corta certificata per la lana ovina pugliese non risponde soltanto a un’opportunità di mercato, ma a un’esigenza normativa in via di affermazione: le imprese e i produttori che non saranno in grado di documentare l’origine, la composizione e il profilo ambientale dei loro prodotti tessili rischiano di essere progressivamente esclusi dal mercato europeo entro il 2028–2030.
1. Introduzione
Per quasi mezzo secolo, la sostenibilità nel settore tessile è rimasta un terreno di iniziativa volontaria — certificazioni private, marchi ecologici facoltativi, codici di condotta aziendali non vincolanti. Questo approccio ha prodotto un mercato frammentato, dominato dal greenwashing: nell’UE sono presenti oltre 230 ecolabel, di cui il 53% fornisce informazioni vaghe, fuorvianti o non suffragate da evidenze, e il 40% delle dichiarazioni ambientali non dispone di alcuna evidenza a supporto (Hedgehog, 2025).
A partire dal 2022, la Commissione Europea ha cambiato paradigma in modo radicale. La Strategia UE per i Tessili Sostenibili e il successivo Regolamento ESPR hanno avviato la transizione da un sistema volontario a un sistema di requisiti cogenti, con scadenze, sanzioni e meccanismi di enforcement definiti. Per la filiera della lana autoctona pugliese, questo cambiamento normativo rappresenta al tempo stesso una minaccia — per chi non sarà in grado di adeguarsi — e un’opportunità strutturale: le caratteristiche intrinseche della lana ovina (biodegradabilità, assenza di processi chimici intensivi, allevamento estensivo a basso impatto) la posizionano favorevolmente rispetto ai requisiti emergenti, a condizione che esistano gli strumenti di documentazione e certificazione necessari a renderle verificabili.
2. La Strategia UE per i Tessili Sostenibili (2022)
Adottata dalla Commissione Europea il 30 marzo 2022 nell’ambito del Green Deal europeo e del Piano d’Azione per l’Economia Circolare, la Strategia UE per i Tessili Sostenibili affronta la produzione e il consumo di tessili riconoscendo l’importanza del settore ma sottolineando l’urgenza di un’azione coordinata: il consumo europeo di tessili ha in media il quarto impatto più elevato sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, dopo alimentazione, abitazione e mobilità, ed è il terzo settore per uso dell’acqua e del suolo (Commissione Europea, 2022).
La strategia si articola attorno a tre assi principali. Il primo riguarda i prodotti: entro il 2030, tutti i prodotti tessili immessi sul mercato UE dovranno essere sostenibili, circolari e realizzati in larga misura con fibre riciclate (Net Zero Compare, 2025). Il secondo riguarda i produttori: viene introdotto il principio della responsabilità estesa del produttore (EPR), in base al quale i produttori sono responsabili dell’intero ciclo di vita dei propri prodotti tessili, inclusi i costi di raccolta, smistamento e riciclaggio a fine vita. Entro il 1° gennaio 2025, tutti gli Stati membri dell’UE sono stati tenuti a implementare sistemi EPR obbligatori e armonizzati per i tessili (Econyl, 2024). Il terzo asse riguarda i consumatori: dal gennaio 2025, gli Stati membri dell’UE sono tenuti a raccogliere separatamente i tessili per il riutilizzo e il riciclaggio (Parlamento Europeo, 2025).
La strategia ha implicazioni dirette per la lana come fibra. La Commissione ha identificato come priorità i prodotti con il più alto potenziale di impatto ambientale, tra cui esplicitamente i tessili personali e domestici, i tappeti e i materassi (EUR-Lex, 2022) — esattamente le categorie che corrispondono ai due segmenti di utilizzo della lana ovina analizzati nel precedente contributo. La lana naturale, biodegradabile e prodotta senza processi chimici intensivi, ha un vantaggio competitivo strutturale rispetto alle fibre sintetiche in questo quadro normativo, a condizione che tale vantaggio sia documentabile e verificabile.
3. Il Regolamento ESPR (UE 2024/1781): ecodesign e divieto di distruzione
Il Regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) è entrato in vigore il 18 luglio 2024 e costituisce la pietra angolare della Strategia per i Tessili Sostenibili (Bleckmann, 2025). È uno strumento normativo vincolante che sostituisce la precedente direttiva Ecodesign, fino ad allora limitata ai soli prodotti energetici, estendendo il principio di progettazione ecologica all’intero universo dei prodotti immessi sul mercato europeo, inclusi i tessili.
I requisiti introdotti dall’ESPR per il settore tessile riguardano quattro dimensioni principali. La prima è la durabilità: i prodotti devono essere progettati per durare più a lungo, con standard minimi di resistenza all’abrasione, ai lavaggi e alla deformazione. La seconda è la riparabilità: i capi devono essere riparabili, con pezzi di ricambio disponibili e istruzioni di manutenzione accessibili. La terza è la riciclabilità: i prodotti devono essere progettati per facilitare il riciclo fibra-per-fibra a fine vita. La quarta, e più rilevante per il posizionamento della lana, è la tracciabilità della composizione: il Regolamento impone ai marchi di abbigliamento di includere il contenuto di fibre nei passaporti digitali entro il 2027, con una sanzione pari al 4% del fatturato regionale in caso di inadempienza (Regolamento UE 2024/1781; Carbonfact, 2025).
Un elemento di forte impatto sulla struttura del mercato è il divieto di distruzione dei prodotti invenduti. Dal 2026, la distruzione di abiti, scarpe e accessori invenduti sarà vietata nell’UE, e le grandi aziende saranno tenute a comunicare pubblicamente il numero di prodotti scartati e distrutti annualmente (Parlamento Europeo, 2025). Questo divieto colpisce direttamente il modello del fast fashion, incentivando la transizione verso produzioni più limitate, di qualità superiore e con maggiore durata del ciclo di vita, esattamente la nicchia in cui si posiziona la lana artigianale di origine certificata.
Sul versante delle fibre sintetiche, la legge francese anti-spreco, già in vigore, aggiunge una tassa di 0,50 euro per capo a predominanza sintetica, riducendo di fatto il divario di prezzo tra lana e poliestere (Mordor Intelligence, 2025). Il quadro normativo complessivo produce quindi un doppio effetto di mercato: rende più costosa la produzione sintetica e più valorizzata la produzione in fibre naturali documentate.
4. Il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP)
Il Passaporto Digitale del Prodotto è lo strumento operativo attraverso cui i requisiti dell’ESPR vengono resi verificabili lungo la catena di fornitura. Il DPP è già parte del diritto dell’UE: gli atti delegati specifici per i tessili sono attesi per il 2027, seguiti da un periodo di transizione minimo di 18 mesi, con implementazione obbligatoria prevista a partire dal 2028 (Carbonfact, 2026).
Il DPP è definito come un registro digitale strutturato, accessibile tramite QR code o tag NFC, che documenta per ciascun prodotto: la composizione delle fibre (tipo, percentuale, origine geografica), il paese di produzione, la conformità alle normative sulle sostanze chimiche (REACH), le istruzioni di cura e durata attesa, l’impronta carbonica e il consumo idrico (previsti in una seconda fase, 2027-2028), e le istruzioni per il riciclaggio a fine vita. Nella Fase 1 (2026-2027), i requisiti obbligatori includono la composizione delle fibre, il paese di produzione, la conformità chimica e le certificazioni disponibili (Carbonfact, 2026).
La tracciabilità richiesta dal DPP è integrale e documentata: i flussi di materiali devono essere tracciabili dalla fibra grezza al filato, dal filato al tessuto, dal tessuto al capo finito, fino alla distribuzione, e ciascuna fase di trasformazione deve generare dati tracciabili (TraceX, 2026). Per una filiera della lana autoctona pugliese, questo significa che ogni passaggio — dalla tosatura alla classificazione, dal lavaggio alla filatura, dalla tessitura alla commercializzazione — deve essere documentato con identificatori unici di lotto e certificazioni verificabili.
Il DPP conferisce un vantaggio strutturale ai produttori europei rispetto a quelli extra-UE. Il costo di conformità per prodotti realizzati in un paese UE è stimato tra 0,40 e 1,20 euro per capo, contro 1,80-3,50 euro per capo per prodotti con origine in Asia, dove i dati di composizione e tracciabilità spesso non esistono e devono essere costruiti da zero (Carbonfact, 2026). Una filiera corta pugliese certificata avrebbe quindi un vantaggio competitivo di compliance rispetto alle importazioni asiatiche, trasformando un requisito burocratico in un elemento differenziante.
5. La Tassonomia verde europea e la finanza sostenibile
La Tassonomia verde europea — istituita dal Regolamento UE 2020/852 e integrata dagli atti delegati del 2021 e del 2023, applicabili dal 1° gennaio 2024 — è il sistema di classificazione delle attività economiche che definisce quali possono essere considerate ecosostenibili ai fini della finanza e degli investimenti ESG (Environmental, Social, Governance). Il regolamento fissa sei obiettivi ambientali che le attività economiche devono rispettare: mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile delle risorse idriche, transizione verso l’economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità (Parlamento Europeo, 2023).
Per accedere alla classificazione verde, un’attività economica deve contribuire in modo sostanziale ad almeno uno di questi obiettivi senza arrecare danno significativo agli altri — il principio DNSH (Do No Significant Harm). Le attività incluse nella tassonomia ricevono accesso preferenziale ai capitali degli investitori istituzionali che gestiscono fondi ESG, agli strumenti di finanziamento agevolato della BEI (Banca Europea degli Investimenti), e ai fondi strutturali europei con vincoli di sostenibilità.
L’allevamento estensivo ovino su pascolo naturale presenta caratteristiche potenzialmente compatibili con i criteri della tassonomia verde in almeno tre dimensioni. Rispetto alla mitigazione climatica, le emissioni di metano enterico sono strutturalmente inferiori rispetto all’allevamento intensivo grazie all’alimentazione a base di erba di pascolo, e il pascolo naturale sequestra carbonio nel suolo in misura superiore ai sistemi intensivi. Rispetto alla biodiversità, il pascolamento estensivo mantiene la composizione floristica del pascolo naturale, prevenendo l’avanzamento della vegetazione arbustiva e la conseguente perdita di habitat aperti. Rispetto all’uso sostenibile dell’acqua, l’allevamento a pascolo dipende prevalentemente dalle precipitazioni naturali, senza ricorso all’irrigazione artificiale.
La valorizzazione della lana attraverso una filiera corta certificata introduce un ulteriore elemento di coerenza con la tassonomia: la lana è una fibra naturale, biodegradabile, rinnovabile, prodotta senza processi petrolchimici — in netta contrapposizione con le fibre sintetiche che rilasciano microplastiche durante il lavaggio e persistono nell’ambiente per centinaia di anni. Una filiera della lana ovina pugliese che documentasse queste caratteristiche attraverso una LCA specifica e uno schema di certificazione riconosciuto potrebbe qualificarsi come attività in transizione verso la sostenibilità ai sensi della tassonomia verde, aprendo l’accesso a strumenti di finanziamento ESG oggi inaccessibili per il settore zootecnico meridionale.
6. La strategia di conformità per la filiera corta pugliese
Il quadro normativo descritto converge su una conclusione operativa di grande rilevanza per la filiera della lana autoctona pugliese: non si tratta di requisiti futuri e incerti, ma di un sistema normativo già parzialmente in vigore e in progressiva implementazione fino al 2030. La tabella seguente riassume le scadenze principali e le loro implicazioni operative.
| Strumento normativo | Entrata in vigore | Obbligo principale | Scadenza tessili |
| EPR per tessili | Gen. 2025 | Raccolta separata e responsabilità del produttore | In vigore |
| ESPR (UE 2024/1781) | Lug. 2024 | Ecodesign, divieto distruzione invenduti | 2026 (distruzione), 2027 (DPP) |
| DPP — atti delegati tessili | 2026–2027 | Tracciabilità digitale obbligatoria | 2028 (implementazione) |
| Direttiva ECGT (anti-greenwashing) | Set. 2026 | Divieto di claims ambientali non certificati | 2026 |
| Tassonomia verde | Gen. 2024 | Classificazione attività sostenibili per finanza ESG | In vigore |
Per una filiera corta della lana ovina pugliese, la strategia di conformità implica tre azioni prioritarie. La prima è la costruzione immediata dell’infrastruttura di tracciabilità: ogni lotto di lana deve essere identificato dalla tosatura in poi con un codice univoco che accompagni la fibra attraverso tutte le fasi di trasformazione. La seconda è la definizione di uno schema di certificazione riconosciuto — analogo al Responsible Wool Standard (RWS) già adottato a livello internazionale — che documenti le pratiche di allevamento, la conformità al benessere animale e l’origine geografica della fibra. La terza è la conduzione di una LCA specifica per la razza ovina pugliese in sistema estensivo, che quantifichi i vantaggi ambientali rispetto alle fibre sintetiche e alle razze intensive — prerequisito indispensabile per l’accesso agli strumenti di finanziamento ESG e per il posizionamento nella tassonomia verde.
7. Conclusioni
Il quadro normativo europeo per la filiera tessile sostenibile non è un vincolo esterno alla costruzione di una filiera corta della lana autoctona pugliese: ne è il principale driver strutturale. I requisiti di tracciabilità, certificazione e documentazione ambientale introdotti dall’ESPR e dal DPP rendono urgente ciò che finora è stato solo auspicabile. Chi costruisce oggi l’infrastruttura di tracciabilità e lo schema di certificazione della lana pugliese si posiziona in anticipo rispetto a requisiti che entro il 2028 saranno obbligatori per chiunque voglia vendere prodotti tessili nel mercato europeo.
La lana ovina, fibra naturale biodegradabile prodotta in sistema estensivo, ha per definizione le caratteristiche che il quadro normativo europeo intende premiare. Il problema non è la fibra, bensì è la filiera. Costruirla adesso, con gli strumenti normativi europei come guida e non come ostacolo, è la sfida e l’opportunità della filiera laniera pugliese.
Riferimenti bibliografici
Bleckmann (2025). The EU sustainable textiles strategy. https://www.bleckmann.com/resources/the-eu-sustainable-textiles-strategy
Carbonfact (2025). Full Overview of the EU Textile Strategy and Regulations. https://www.carbonfact.com/blog/policy/eu-regulations-for-textile-brands
Carbonfact (2026). Digital Product Passport (DPP): A Practical Guide for Fashion Brands. https://www.carbonfact.com/blog/policy/digital-product-passport-fashion
Commissione Europea (2022). EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles. COM(2022) 141 final. Bruxelles: Commissione Europea.
Econyl/Aquafil (2024). EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles: Key Actions at a Glance. https://econyl.aquafil.com
EUR-Lex (2022). EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:52022DC0141
Hedgehog (2025). The EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles. https://www.hhc.earth/knowledge-base/articles/eu-strategy-for-sustainable-and-circular-textiles
Mordor Intelligence (2025). Wool Market — Size, Share and Trends Analysis Report. https://www.mordorintelligence.it/industry-reports/wool-market
Net Zero Compare (2025). EU Textile Strategy (2022): Circular and Sustainable by 2030. https://netzerocompare.com/policies/eu-textile-strategy-for-sustainable-and-circular-textiles-eu-textiles-strategy
Parlamento Europeo (2023). Tassonomia UE: investimenti verdi per promuovere la finanza sostenibile. https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20200604STO80509
Parlamento Europeo (2025). Fast fashion: EU laws for sustainable textile consumption. https://www.europarl.europa.eu/topics/en/article/20201208STO93327
Regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili (Tassonomia verde).
Regolamento (UE) 2024/1781 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR).
TraceX (2026). EU Digital Product Passport: What it means for the textile industry. https://tracextech.com/eu-textile-strategy-dpp-compliance/
Versione 1.0 – Aprile 2025
© 2025 Ruggiero Sardaro, Paola Paradies, Ruggero Giavini, Anna Lucia Rizzello, Antonio Picerno e Piermichele La Sala. Tutti i diritti riservati.
Questo contributo costituisce un’opera originale protetta dalla normativa italiana e internazionale sul diritto d’autore. È consentita esclusivamente la citazione del lavoro con l’indicazione completa della fonte. Qualsiasi riproduzione, distribuzione o utilizzo, totale o parziale, al di fuori dei limiti previsti dalla legge richiede il preventivo consenso scritto degli autori.
La presente versione è pubblicata esclusivamente per finalità di divulgazione scientifica e discussione accademica. Gli autori si riservano il diritto di pubblicare versioni successive o definitive del manoscritto presso riviste scientifiche.
[1] Citazione consigliata: Sardaro, R., Paradies, P., Giavini, R., Rizzello, A. L., Picerno, A., & La Sala, P. (2025). Il quadro normativo europeo per la filiera tessile sostenibile: implicazioni per la lana autoctona pugliese. Versione degli autori (Preprint).
Clicca qui per scaricare il documento