"Come un abbraccio nato dal prato, la lana scalda il corpo e il passato. Un filo ritorto di morbida storia, che tesse nel tempo la mia memoria. Tra mani operose che il ferro fa muovere, prende ogni forma un caldo ricovero. Soffice carezza contro il gelo e il vento, trasforma ogni maglia in un dolce momento. Non è sol stoffa, ma un tempo vissuto, il dolce lavoro d’un tempo passato. Nel gomitolo tondo c’è un dolce legame, che unisce le genti e placa le brame."
È il paesaggio aspro e fertile, fatto di roccia calcarea e di terra rossa millenaria, di contrasto dell’azzurro turchino del mare e il verde argentato degli ulivi secolari, è la resilienza dove l’uomo si è impegnato a domare la natura, è la forte terra di Puglia che dal lontano XV secolo ospita la pecora Gentile di Puglia. Una razza ovina autoctona dalle origini antiche, lodata già da Plinio e Columella, che proprio nel XV secolo si incrociò con gli arieti merinos spagnoli, arrivati in terra pugliese con Alfonso I d’Aragona, migliorandone ulteriormente le qualità. Fu proprio a quell’epoca che i filati della Gentile di Puglia conobbero il loro massimo splendore, e venivano considerati tra i più pregiati al mondo.






